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Qualche curiosità sul gatto:
Il gatto cominciò a vivere con l'uomo in Egitto, circa 6000 anni fa. Resti di piccoli felini sono stati trovati anche in siti più antichi, a partire da 9.000 anni fa, in Mesopotamia, in Anatolia sud occidentale e Giordania. Non è possibile però capire se si trattava di animali domestici o piuttosto degli avanzi di un pasto a base di felino o di una battuta di caccia per la morbida pelliccia.
Il gatto viene rappresentato in incisioni e pitture dal terzo millennio prima di Cristo. In una tomba della quinta dinastia (circa 2.600 a.C.) è raffigurato il primo gatto domestico certo: indossa un collare. Dal 1600 a.C., il gatto compare in numerose raffigurazioni, sculture, dipinti, geroglifici, che dimostrano la sua crescente diffusione nella cultura e nelle case egiziane.
Quando i piccoli felini vennero addomesticati, la dea dalla testa di leone Bastet venne rappresentata come un piccolo gatto o come una donna dalla testa di gatto. Il culto della dea e del piccolo felino crebbe quando Bubastis, città dedicata a Bastet, divenne capitale del regno.
La cura del proprio gatto, è fondamentale per garantirgli una qualità della vita ottimale. Esiste un modo, facile e efficace, per capire se il gatto è in buona salute. Basta osservalo perché il felino di casa è pieno di tante piccole spie che ci forniscono importanti indicazioni sul suo benessere.
Il pelo, ad esempio, lucido e folto così come degli occhi limpidi e vivi sono ottimi segnali che vanno notati con attenzione. Così come va controllato che il naso sia umido e fresco, le gengive sane e color rosato e l’alito privo di cattivi odori.
L’accentuarsi della sensazione di sete, il continuo urinare, l’ inappetenza continuata tendente all’anoressia, la perdita di peso accompagnata da uno stato depressivo possono essere, invece, i sintomi di una insufficienza renale che va subito individuata e curata dal veterinario. Il nostro compito è quello di accorgerci il più precocemente possibile di questi sintomi e di consentire così un tempestivo intervento del veterinario.
L'alimentazione del gatto
Per nutrire in modo adeguato il nostro gatto è necessario garantirgli giornalmente tutti i suoi bisogni alimentari e il giusto equilibrio tra valore nutrizionale, comodità ed estetica. Il gatto è un carnivoro che in natura si nutrirebbe di roditore o altre piccole prede, come fa il suo cugino selvatico, ma non disdegna cereali, frutta e verdura. Tollera perfettamente diete ricche di proteine animali e grassi, mentre digerisce con difficoltà l'amido (pasta, riso...), a meno che non venga somministrato in piccole quantità e ben cotto.
Il metabolismo del gatto è tale che permette la trasformazione delle proteine in energia e glucosio (zucchero semplice), a differenza di altre specie che invece hanno bisogno di introdurre grassi e zuccheri con la dieta. Alcuni principi ezzenziali nel suo regime alimentare sono la taurina e l'arginina (aminoacidi contenuti in molte proteine animali, meno in quelle vegetali), l'acido arachidonico (acido grasso contenuto principalmente nei grassi animali), la vitamina B6 e la niacina (presenti nei tessuti di origine animale). La carenza di uno o più dei suddetti elementi nella dieta, provoca gravi danni alla salute; un alimentazione equilibrata e completa rappresenta quindi un importante fattore di prevenzione nei riguardi di varie malattie.
Un gatto durante i periodi di crescita, gravidanza e lattazione (nella madre il fabbisogno cresce del 20-25% rispetto al normale), richiede un maggior apporto nutritivo di un soggetto adulto che svolge una normale attività. Il fabbisogno alimentare di un gatto libero rispetto a uno che vive solo in appartamento è superiore del 10%, o anche del 20% se è esposto al freddo; esso ssi riduce invece se il gatto è anziano, pigro oppure castrato
Svezzamento
Si può iniziare ad alimentare i piccoli con cibo diverso dal latte materno verso le tre settimane di età, usando all'inizio del latte commerciale per i gattini somministrato con un cucchiaino. Dopo pochi giorni si addizzionerà a questo del cibo solido secco o umido per gattini in crescita, oppure un prodotto omogeneizzato a base di pesce o carne (una corretta miscela sarà formata da una parte di cibo secco più 3 parti di latte o acqua oppure da due parti di cibo in scatola più una parte di latte o acqua.)
Si porrà il cibo prevalentemente riscaldato in una ciotola poco profonda e si incoraggeranno i piccoli spalmandone un poco sulle loro labbra, oppure intingendovi un dito che poi si metterà loro in bocca. Appena i micetti avranno imparato a mangiare da soli si toglierà gradatamente l'acqua o il latte dalla miscela. Lo svezzamento si completerà intorno alle 6-8 settimane, ma è comunque consigliabile continuare la somministrazione di cibo per gattini fino a 9 mesi di età; il cibo per adulti presenta infatti una formulazione diversa, soprattutto rispetto al contenuto proteico e di calcio e fosforo.
La dieta del gatto adulto
Per alimentare un gatto adulto, si può scegliere di usare del cibo casalingo o del mangime di produzione industriale. L'ideale sarebbe abituare l'animale ad assumere entrambi, ma la cosa non è facile in quanto spesso i gatti hanno l'abitudine di nutrirsi con un solo tipo di cibo in scatola o un solo tipo di carne (polmone, fegato, prosciutto...) o di pesce. Questa "dipendenza" rappresenta quindi un errore dietetico gravissimo da parte del proprietario ed è in contrasto con il principio di buona alimentazione, secondo il quale qualsiasi singolo alimento costituito da un solo ingrediente non dovrebbe raprresentare più di un quarto della dieta totale.
Altro errore spesso commesso da chi possiede un gatto è l'aggiunta di integratori vitaminici e minerali: le intossicazione da vitamina D e A, a causa delle integrazione superflue, sono più diffuse della loro carenza e possono portare a squilibri nel metabolismo minerale nel suo complesso. Perciò se il gatto è in buona salute e viene nutrito con una dieta equilibrata e soprattutto varia, non necessita di alcuna integrazione minerale o vitaminica.
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